Hendrik Lorentz era un fisico olandese, studiava il magnetismo, i corpi nello spazio e le loro variazioni.

Lo spazio, e inevitabilmente il tempo.

Un fatto ancora poco noto è che sputava dai piani alti, per vedere la deformazione di un corpo nel piano di riferimento della parete del suo palazzo. X la parete, Y il pavimento, e Z il tempo. Studiava anche come la vicina del piano sottostante interpretava quelle chiazze di saliva sulla sua tovaglia.

Fatto sta che su questi piani cartesiani posizionava i punti di un corpo, fisico, tipo il suo corpo, nella sua evoluzione. Poi univa tutti questi puntini, detti “eventi” sul suo foglio di carta.

Verso i 28 anni sposa Aletta Kaiser.

Notò una mattina di domenica una trasformazione sorprendente, che darà le basi a generazioni di fisici sulla teoria “ la domenica il tempo si dilata, il silenzio aumenta, e il vento ha un odore di fiordilatte montato a caldo (che ancora doveva essere inventato ma c’ era già l’ odore)”. Insomma, un puntino di questo grafico cartesiano era diventato di acquerello. Da quella china si era dilatato uno spettro di colori e si era esteso per la pagina.

Verso i 34 ha la prima figlia, Geertruida. La linea che univa quei puntini iniziò a creare un pancia sbavata, tipo una collana, il foglio si inarcava, e sulla parete del suo palazzo le macchie dei suoi sputi si facevano pozzanghere. La vicina iniziò a pensare che i panni bagnati profumano di più. Lorentz teorizzò contrazioni e dilatazioni temporali in relazione alla velocità della luce, riscontrabili però solo a velocità molto alte ( vicino a 300.000 km/s). Fatto per cui questi fenomeni erano difficilmente osservabili comunemente.

Quando la figlia crebbe le sue giornate si riempirono di tempo, un bel tempo, sereno. Quando la moglie morì, aveva circa 68 anni, i puntini sul grafico diventarono grandi pennellate aspirali colorate di sonno e veglie poco chiare. Nel cortiletto le pozzanghere si fecero navigabili, la vicina aprì un agriturismo e vi andava a pescare.

Lorentz all’ epoca studiava quanto il suono di una campana di domenica andava lontano. La velocità è 300 m/s, dopo di che c’è inevitabilmente un momento in cui il suono si esaurisce. Se trovi il punto esatto vedi il suono arrivarti vicino al viso e cadere giù. Non lo senti perché si è esaurito prima di arrivare a te, ma sai che è arrivato perché nell’albero là davanti gli uccelli sono scappati. Lorentz trovò quel punto in cui i suoni si esauriscono. Un cimitero di suoni caduti. Era un parco, vicino a un fiume, ad Haarlem. Li raccolse e li esaminò. C’erano anche il suono di quando Aletta era andata via, e di quando Geertruida urlava.

Il grafico di Lorentz era un quadro puntinista sbavato, il cortiletto un resort per sub, la vicina divenne pescatrice, i panni li appese dall’altra parte del condominio e smisero di profumare.

L’ultimo studio che fece Lorentz fu la quantità di sospiri necessaria ad alleggerire un uomo da un bacio non dato per vigliaccheria. Fù quello che gli fece meritare nel 1902 il nobel per la fisica. Nel 1928, il 4 febbraio, all’età di 75 anni, sospirò, ed espirò così forte che usci dalle rughe del suo corpo, e il suono arrivò fino a quel punto del parco di Haarlem, lì si esaurì e cadde. A pochi metri da dove due ragazzi poco vigliacchi si baciavano. Oggi si può ancora visitare il lago del suo palazzo, e la nipote della vicina, e il parco di Haarlem, e le campane.

a quel little piece of